Involuzione democratica

Nulla nella vita resta uguale; tutto cambia.

Anche la società, soggetta a questa legge non scritta, si trasforma e si evolve. Ancor di più da quando si è insediata l’idea di “cittadino del mondo” , ovvero da quando le frontiere si sono aperte permettendo una continua mescolanza di umanità.

Ciò che non dovrebbe mutare sono i principi che reggono l’assetto societario, su cui gli stati si basano per garantire i diritti fondamentali. Tra questi c’è anche la democrazia, vecchio/nuovo principio che è ago della bilancia di ogni potere sovrano. Eppure accade, come del resto accadeva, che questo principio comincia ad assumere una forma diversa. Ma se in passato il cambiamento della democraticità poteva essere inscritto all’interno di un assestamento evolutivo delle società e dei modi di esercitare il potere sovrano, ovvero col passaggio dall’assolutismo agli stati, appunto, democratici; oggi, dopo aver ormai assunto una una sua struttura precisa, il suo mutamento è frutto della volubilità popolare.

Tutto questo perché è cambiato il rapporto tra chi fa politica e il Popolo. Si vuole che sia il Popolo a decidere, a designare i programmi di governo e a coordinarlo. Ma il tutto potrebbe essere solo un illusione che ci viene propinata.

Dunque democrazia come potere al popolo, come direzione istituzionale che parte dal basso. Nei fatti, però, il programma di governo è stato ideato dai partiti prima del 4 marzo (giorno delle politiche del 2018) che con una ridondante propaganda, fatta di nemici, dichiarazioni e un uso frenetico dei social – strumento che permetto di avvicinare il Popolo ai politici – siamo arrivati a credere che quelle proposte siano state partorite dal Popolo stesso. Abolizione dei vitalizi, pensioni d’oro sono argomenti semplicistici ca cui chiunque, del Popolo medio, darebbe il suo consenso. Ma quanto ne sa il Popolo di class action e di diritti acquisiti? Poco o nulla. Lo dimostra il fatto che i fondi sottratti dai vitalizi alla Camera sono stati bloccati e che c’è una forte incertezza sulla mantenuta di questi provvedimenti. Cose che il governo, forse, sapeva ma che, per avallare il pseudo-volere popolare, ha deciso di ignorare.

La democrazia è divenuta come un supermercato dove c’è il politico  che vende progetti e il Popolo che compra pagando attraverso consensi. Forse è stato sempre così, ma questa volta viene a mancare un elemento fondamentale: chi governa ha smesso di educare. Non ci vengono più spiegate le dinamiche politiche, non ci vengono preventivati gli effetti delle scelte di governo, non ci viene detto che la realizzazione di alcuni progetti è impossibile perché i costi sarebbero più dei guadagni. Si sa che chi cerca di educare rischia di sembrare antipatico e questo è qualcosa che oggi, chi governa, non lo può permettesi..

Tutto questo ci dà solo l’illusione di partecipare alle scelte di governo e di essere parte di quel sistema democratico così come ci viene descritto, ma che è ben differente dalla sua reale forma.

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